Memorie della Terra
Nel corso dello spettacolo, la lettura di alcuni racconti - tratti da una ricerca condotta a partire dalle testimonianze orali dei protagonisti - viene affiancata dall’esecuzione di canti tradizionali di argomento “politico e sociale”, che in molti casi contengono espliciti riferimenti alle vicende narrate (tra gi altri: Lu sule calau calau, Fimmene fimmene, La tabbaccara, Madonna mia ce sta succede, Le tabbacchine di Aradeo, Maledettu lu Cinquanta, Scusati amici cari, Il canto dell'Arneo). Altri canti accompagnano lo svolgimento dello spettacolo: La cupa cupa vene de Pisticcia e La masseria Stranese sono la "colonna sonora" dei lavori stagionali in Lucania, il lamento funebre ricorda i morti di Tricase, Canaja canaja e La Ceserina sono canti del carcere.
Ne emerge un racconto avvincente di una stagione fondamentale per l’emancipazione delle plebi meridionali e per l’affermazione dei diritti civili e sociali nel nostro paese, vista “dal basso”, dalla narrazione viva dei protagonisti.
I volumi da cui sono tratti i racconti:
Il Salento Levantino. Memoria e racconto del tabacco a Tricase e in Terra d'Otranto, a cura di Vincenzo Santoro e Sergio Torsello, Edizioni Aramirè 2005
Una memoria interrotta. Lotte contadine e nascita della democrazia. Il Salento 1944-1951, di Grazia Prontera, Edizioni Aramirè 2004
Infine sono utilizzate per lo spettacolo alcune cronache di Vittorio Bodini sull’occupazione delle terre d’Arneo, tratte da Barocco del sud, Besa editore, Nardò 2004