Ad Otranto bisogna andarci d’inverno – suggerisce Giuseppe Conoci nel suo scritto Il fi ore è nudo – quando non porge il volto “edonistico ed estroverso dell’estate”, quando “il mare regna sovrano, assieme al silenzio delle strade vuote e del vento che si infila nei vicoli”. Otrantino di nascita, Conoci torna nella sua città a Natale nel 2000, dopo quindici anni fiorentini durante i quali, con una bancarella itinerante, porta in giro riviste, libri e cd di world music nei mercatini e fiere del consumo critico. Ritornato in Salento, prosegue l’attività di venditore itinerante nei festival musicali estivi. “Conosciuti i musicisti della tradizione musicale salentina – racconta– ho pensato ad un luogo stabile sia da un punto di vista imprenditoriale sia per dare continuità al rapporto con il pubblico. Quale sede migliore se non il centro storico di Otranto? E quale nome migliore se non AnimaMundi?” Trascorsi dieci anni, e tempo di primi bilanci per l’etichetta nata sull’onda del fermento musicale-identitario locale. “Da un lato Anima Mundi vuol dire raccogliere e veicolare tracce di quell’anima del mondo che si esprime nella varietà delle differenti tradizioni e culture, dall’altro dare espressione ai mondi dell’interiorità, troppo facilmente taciuti e soffocati. Sin dall’inizio è stata mia ambizione e motivazione unire questi due aspetti, dapprima distribuendo pubblicazioni autoprodotte di singoli autori o di piccole case editrici e discografiche e, successivamente, assumendo in prima persona il rischio editoriale, diventando casa editrice”. Da sempre curatissimo é l’artwork dei cd: “Cosi come il suono

é determinante nella creazione dell’identità musicale di un artista, altrettanto lo e il modo in cui il packaging di un cd o un libro viene realizzato per l’identità di una casa editrice. In tempi come i nostri, dove il mercato digitale prende sempre più il sopravvento sul disco materiale, puntare su una qualità grafica e su uno speciale utilizzo della carta rappresenta un valore aggiunto per incentivare l’acquisto”. Anima Mundi é punto di riferimento per chi nel Salento guarda al patrimonio sonoro di derivazione orale ma con spirito contemporaneo. Su quali basi accordate fiducia ad un artista? “Prima di tutto il sentire. L’ascolto ci deve emozionare, raccontare qualcosa, darci nutrimento. Contano la genuinità, la profondità artistica, l’originalità delle proposte. Pur partendo dalla tradizione, prediligiamo la ricerca verso linguaggi contemporanei. La musica “popolare” e per noi relazione con una comunità, rapporto con il passato, indagine del presente e sguardo al futuro”. Tra le scoperte musicali di Anima Mundi, senz’altro vanno annoverati Les Troublamours, Almoraima e Insintesi. Ma ricordiamo anche l’ottima Salentorkestra, il chitarrista e cantante Dario Muci, per non dire del poeta di Ostuni Tonino Zurlo. Quali i dischi di maggior successo? “Sicuramente Terra degli Officina Zoé, che e ormai un classico, ma anche Frunte de luna di Enza Pagliara e Salento in dub degli Insintesi”. Anima Mundi e anche un’entità aperta alle collaborazioni con altre esperienze di ricerca o editoriali: “Abbiamo pubblicato Sulu di Dario Muci con Kurumuny, allegato a un libro sulla sua fi gura di cantastorie, e il docu-fi lm Hanna e Violka di Rossella Piccinno, sul fenomeno delle badanti in Italia. Con l’editore Besa abbiamo prodotto il disco di Daniele Durante che ha musicato alcune tra le più belle poesie di Vittorio Bodini, incluse nel libro allegato, con Terra Nuova Edizioni abbiamo collaborato per Essere nel fuoco di Arnold Mindell”. Rivolgendoci alle produzioni discografici che più recenti dell’etichetta, segnaliamo T’amai del percussionista e cantante Gianluca Paglialunga, che costruisce un tessuto sonoro mai sovrabbondante, imperniato su voce, fisarmonica, violoncello e tamburi. Ristampato anche Krifì dei Ghetonia, che – senza infastidire le tarante – fanno dialogare canto griko con ritmi balcanici, prog e jazz. Ci si spinge in mare aperto, invece, con Ready to sail di Antoni O’Breskey, gia nei primi Whisky Trail, quando era ancora Antonio Breschi. Negli anni il compositore e pianista, nomade sonoro, si propone con una border music che accosta pentagrammi irlandesi, anatolici, andalusi, baschi, andini e di matrice afroamericana. Di primissimo piano il ritorno di Anna Cinzia Villani, primadonna del nu-folk salentino con Fimmana, mare e focu!. La Villani prende spunto dal proverbio“Fimmana, mare e focu, c’é da scherzare pocu” per mettere al centro dell’attenzione il punto di vista femminile nella cultura popolare, ancora non esplorato a fondo. Cinzia non é solo in veste di esecutrice di canti tradizionali, ma e anche autrice. La voce acuta e la naturalezza espressiva della bravissima cantante trovano equilibrio timbrico nell’organico strumentale della MacuranOrchestra che l’accompagna. Bona crianza dell’altra ugola insigne Enza Pagliara, contiene undici temi tra tradizione e composizioni d’autore. Invece, Fimmene in dub: canti tradizionali salentini per voci femminili investiti da una tempesta tropicale elettronica prodotta dal duo Insintesi: tra gli ospiti, anche Papet Jali, Mc di Massilia Sound System. Di punta sarà anche il disco solista per pianoforte di uno tra i migliori musicisti pugliesi… l’albanese Admir Shkurtaj, fisarmonicista dei Ghetonia, a cavallo tra musica contemporanea, jazz e world. Nel suo approccio prevale l’idea di destrutturare i brani della tradizione o ispirati alla tradizione per rimontarli in maniera personale, ne manca Admir di senso drammaturgico nello sviluppo dei temi popolari della Grecia, del Gargano e dell’Epiro. Comeguarda al futuro Anima Mundi? “Questo periodo di acuta crisi globale e per noi il momento migliore per gettare nel terreno tutti i semi che abbiamo. Finora, inoltre, Anima Mundi e stata conosciuta soprattutto per quanto riguarda le pubblicazioni musicali e per essere veicolo di un ampio catalogo di artisti salentini. Nel prossimo futuro vorremmo che la dimensione letteraria acquistasse più spazio all’interno delle nostre pubblicazioni”.

CIRO DE ROSA