n d t 2014“Fimmina, mare e focu!”, il nuovo cd di Anna Cinzia Villani, edito da AnimaMundi (in una veste grafica al solito di altissima qualità curata da Valentina Sansò, con in copertina la riproduzione di una preziosa opera di Teresa Ciulli), è un lavoro discografico complesso e raffinato, che trova una collocazione decisamente originale nel panorama della nuova musica popolare salentina, in tutte le sue declinazioni e varianti. Si tratta innanzitutto di un disco “a tema” – anzi, per usare un vocabolario rock, di un “concept album” – sull’universo femminile. Delle “fimmine” del Salento, il cd indaga le passioni e le storie, le emozioni e i sentimenti, anche a partire dallo sguardo non sempre benevolo che gli uomini rivolgono alle donne, in un continuo movimento fra la memoria orale, che deriva dai canti della tradizione, e alcuni interessanti interventi compositivi dell’artista (con due brani completamente “nuovi” in testo e musica, Tridici stelle e Luntananza). Per realizzare questo vivido affresco sonoro al femminile la Villani mette a frutto il grande lavoro di scavo nei recessi più profondi dei repertori tradizionali salentini, in cui è impegnata da molti anni, restituendoci delle autentiche perle, apprese nel corso delle sue assidue frequentazioni con gli anziani “alberi di canto” della tradizione, ma anche attraverso lo studio attento e consapevole degli archivi dei grandi ricerricercatori. È il caso di “Mujerima pe’ la musica è pazza pazza”, estrapolata dalle rilevazioni di Diego Carpitella a Muro Leccese nel 1960, della bellissima “Intra ‘sta curte stannu li bellizzi”, proveniente dalle registrazioni delle sorelle Mariuccia e Rosina Chiriacò effettuate da Giovanna Marini con Rina Durante a Sternatìa nel 1972 – e rieseguita dalla Marini stessa dal vivo e per il disco “L’eroe” (1974), in una versione dal testo un po’ fantasioso, e infine di “Serenata” e di “Puccia canaja”, un insolito canto del repertorio degli “Ucci” di Cutrofiano, che racconta, con toni ironici – probabilmente i testi sono stati a suo tempo inventati da Bandello e Aloisi – e sul ritmo di un valzer, la storia di una “donna di facili costumi”, brani entrambi tratti dalle campagne di ricerca condotte da Brizio Montinaro negli anni Settanta. In altri casi la Villani utilizza liberamente frammenti di canti e melodie tradizionali, a volte inserendo anche strofe di suo pugno, per “assemblare” nuove composizioni: questo succede nell’esilarante brano che dà il titolo al cd (ottenuto giustapponendo funambolicamente una serie di proverbi e di frasi della “saggezza” popolare sul ritmo di pizzica), ma anche in “Farnaru farnareddhu”, il cui viene descritto il modo in cui l’attrezzo contadino viene interrogato, usando un rito antico, da una donna con tanti pretendenti per scegliersi il più adatto. Ma oltre alla ricchezza dei testi e della ricerca musicale, dall’ascolto delle 13 canzoni che compongono il cd, emergono soprattutto le capacità interpretative e le straordinarie qualità vocali di Anna Cinzia Villani, capace di spaziare dai virtuosismi aggressivi e “siderali” de “Lu desideriu miu cu bessu cozza” e della “Pizzica pizzica di Copertino” (un brano dalla irresistibile trama ritmico/vocale/strumentale guidata dal riff di organetto “archetipico” della bravissima Annamaria Bagorda) alle malinconie incantatorie de “La partenza”, struggente canto sul tema dell’emigrazione impreziosito da un cameo della scrittrice LuisaRuggio, fino ai due brani a due voci, ricchi di “colore” e dall’andamento più disteso, dove la Villani interpreta la “seconda voce” rispetto alla “prima”, molto calda ed espressiva, di Daniele Girasoli (la già citata “Puccia canaja” e “E na na stasira vegnu”). In questo viaggio musicale, l’artista è accompagnata da un variegato ensemble di musicisti di varia estrazione, denominato “MacuranOrchestra” dal nome della località nel comune di Alessano dove è ubicata la masseria Santa Lucia in cui cd è stato registrato, sapientemente guidati da Valerio Daniele, che garantiscono al lavoro un sound fortemente radicato nella tradizione, ma dandogli anche un sapore “etnojazz” più contemporaneo, in un’alchimia a mio parere quasi sempre riuscita ed efficace, pur se non particolarmente originale (trattandosi peraltro di soluzioni già sperimentate in cd di altri musicisti salentini). Infine, a ulteriore testimonianza della poliedricità dell’artista, occorre segnalare la piacevole sorpresa di “Ijo pucanè”, un brano decisamente eccentrico rispetto al resto del cd, che Piero Milesi compose per la Notte della Taranta 2001 a partire da un testo in grico di Gianni De Santis, incentrato su una suggestiva interpretazione vocale della Villani, che lo ha voluto inserire come pezzo d’apertura proprio come omaggio al musicista milanese da poco prematuramente scomparso.

Vincenzo Santoro