La salentina Anna Cinzia Villani, esordiente a proprio nome nel 2008 con “Ninnamorella” (senza dimenticare le numerose collaborazioni, fin dai tardi anni Novanta), torna con questo nuovo lavoro, che la vede affiancata dalla MacuranOrchestra, in realtà un quintetto (lei esclusa), che annovera tra le sue file anche musicisti di area jazzistica come Giorgio Vendola, bassista di punta della scena pugliese, nonché, fra gli ospiti, l’emergente trombettista Giorgio Distante (di cui ricordiamo il recente “R.A.V.” su etichetta Improvvisatore Involontario). Il contesto è schiettamente dialettal-popolare, anche nei brani di nuova composizione (tre della Villani, più rielaborazioni varie di temi tradizionali, e altro ancora), con episodi più grassi (qua e là magari anche un po’ ridondanti, con escursioni vocali lievemente forzate) e altri più magri e raccolti. In tal senso, si segnalano in particolare Intra ‘sta curte stanni li bellizzi (tradizionale riarrangiato da Valerio Daniele, la cui longa manus campeggia sull’intero lavoro), con bell’archettato di contrabbasso, il soffice (nonché parajazzistico) Luntananza (della Villani, arrangiato da Daniele e Vendola), Tridici stelle, misurato e fascinoso, Serenata, opulento valzerone con organetto in bella evidenza e, ancora, archettato di contrabbasso, e il conclusivo Puccia Canaja, uno dei rari episodi in cui si ascolta anche la voce di Daniele Girasoli. In definitiva un lavoro ricco e dotato di una sua sicura specificità.

Alberto Bazzurro-L’isola che non c’era